Wonderwall e le scarpe

Il treno che viaggiava verso Paola (Calabria, per intenderci) era un via vai di luci e parole. Da “Wonderwall” alla “cuccetta”, equivalente ad un concistoro di poliglotti, si sentiva l’odore incantevole dei chilometri (dei piedi) dei viaggiatori.

La domanda più ricorrente, dopo una notte insonne ad ascoltare “Learning to fly” dei Pink Floyd, era, appena scesi dalle cuccette: “Ma cosa le abbiamo prese a fare se non abbiamo dormito?“, “Lei dove deve andare?“.

Io dovevo andare a Cosenza.

Dovevo andarci da un anno e qualche mese.

Continua a leggere