Un amore

Questo libro parla di amore, di un certo tipo di amore che va oltre ogni cosa e non è solo drammaturgia da pochi spiccioli. A scriverlo è uno come Dino Buzzati, che osserva la metropoli milanese e vi ambienta una storia destinata subito a suscitare, sin dalla sua pubblicazione, un assonante vociare di riflessioni che continuano a non avere riposo ed ad avere come tema: l’amore.

Laide vende il suo corpo nella casa di appuntamenti della signora Ermellina. Antonio Dorigo, architetto della Milano bene, ha 49 anni e si reca spesso in quella casa per avere un po’ di tempo per appartarsi con qualche frequentatrice, a cui “la donna, forse a motivo dell’educazione familiare, gli era parsa sempre una creatura straniera”.

Che cosa meravigliosa la prostituzione, pensava Dorigo. Crudele, spietata, quante ne restavano distrutte. Però che meravigliosa. Si stentava a credere che possibilità del genere potessero esistere nel mondo d’oggi, così regolamentato e squallido. Il sogno realizzato, a un colpo di bacchetta magica, per ventimila lire. Per ventimila lire, anche per meno spesso, avere subito, senza la minima difficoltà e pericolo, delle figliole stupende che nella vita solita, fuori del gioco, sarebbero costate una quantità di tempo, di fatiche, di soldi e poi magari al momento buono capaci di bruciare il paglione. Mentre qui! Una telefonata. Un breve percorso in macchina, sei piani di ascensore, ed ecco già la ninfetta stava togliendosi il reggipetto, sorridendo.

Laide, diminutivo di Adelaide Anfossi è una ballerina della Scala minorenne – così viene presentata da Ermellina -, bellissima nella sua giovane età, e di cui Antonio si innamora perdutamente “prigioniero di un amore falso e sbagliato”, ma ormai irrimediabilmente reale.

Milano, a far sfondo della storia, è la città del boom economico degli anni ’60. Buzzati coglie la palla al balzo per lanciare un intreccio tra alta borghesia e classi più umili di cui narra l’ordinarietà senza indugiare in un temibile pietismo.

In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni e luci equivoci, all’ombra tetra dei condomini, fra muraglie di cemento e di gesso, nella frenetica desolazione, una specie di fiore.

Antonio ama Laide, ma lei è sfuggente, è giovane, menzoniera e soprattutto furba. Si appropria del cuore dell’uomo per ottenere una rendita e non riesce ad affezionarsi a lui se non per il denaro e i favori che riesce a strappargli, non ha paura di mentire e lo fa con sempre maggior ambizione.
La storia è un tormento interiore, che finirà per sconvolgere la vita borghese di Antonio, la cui vita dipenderà di nuovo dalla giovane anche dopo mesi che aveva deciso di perderla.

La critica ha accolto, rimanendo divisa, questo libro del 1963, ed in una recensione di Mario Stefanile sul Mattino si legge addirittura di:

“una realtà non soltanto squallida ma talvolta perfino volgare, accentuata da certi riferimenti che stanno al limite della pornografia”.

Al di là dei commenti più tecnici, leggere Un amore insegna tantissime cose su un sentimento spesso dato per scontato nelle sue rappresentazioni. Un amore è un affresco di una società in cui le classi sociali ancora risultano creatrici di mondi separati. Potrà mai nella sua compitezza morale, Antonio, liberarsi del tormentato amore per Laide o vi si abbandonerà abbondando di vagheggiamenti ossequiosi per la bellezza di una forma umana?

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