Manca poco al mio compleanno

Mancano meno di 30 giorni al mio compleanno. Lucia mi manda un messaggio vocale per ricordarmelo. Lo manda all’1 di notte, così io per riprendere sonno sono costretto a rimettermi a leggere il libro di Flavio Soriga che ho appena comprato: Nelle mie vene. E faccio le ore piccole, come avevo previsto.

Questo libro è bellissimo (lo è davvero), ma ancora di più dato che a vendermelo è stata la mia libraia di fiducia, Beatrice (nome fittizio e letterario) di cui sono segretamente innamorato da circa un anno. Non dovrei dirlo a nessuno, ma ci perdo decine di minuti a vagare nella libreria quando la vedo di turno, affaccendata tra il magazzino e la cassa, il reparto giochi dove i bambini sono lasciati a pascolare dalle mamme, e le assurde richieste di anziane signore senza scrupoli.

Beatrice l’ho incontrata lo scorso agosto. Cercavo l’ultimo libro di Elif Batuman. Non era disponibile, ma lei mi disse: “Se vuoi possiamo ordinarlo, ma conta che ora, a Ferragosto, i fornitori sono tutti in ferie e arriverà a fine mese”. “A me va benissimo! Anzi, sai che ti dico? Rimaniamo ad attenderlo in negozio, io e te, costruiamo una piccola baita di libri felice dove passare la nostra prima vacanza, come direbbe Ilaria Bernardini “facciamo foresta”, lasciamo crescere la nostra storia all’ombra di alberi sempreverdi vicini ad un lago Alpino”.

Beh, ovviamente avrei voluto dirle questo, ma mi limitai ad un meno impegnativo: “Va bene, ordiniamolo!”. Così Beatrice arriva in cassa, sbaglia a digitare il nome della Batuman e non ricorda più il titolo “L’idiota”, mi dice: “Non conosco nulla di lei, è brava?”. “Sì, è bravissima – dico io, stavolta per davvero – ha scritto un saggio sulla letteratura russa che mi è piaciuto tanto e che mi ha fatto ricordare le vicissitudini di Paolo Nori nella terra fredda di Pietroburgo e del Cremilino”.
Mi guarda stranita, Beatrice. E sono sicuro che mi prende come un curioso esemplare di bibliofilo un tantino chic ma dall’atteggiamento non-victim. Un po’ nerd dato che ho la carta fedeltà e le propongo di pagare con Apple Pay che ovviamente quando provo a fare lo splendido non funziona.

Come faccio a dirle che è bellissima? Che i suoi lineamenti e il suo trucco leggero mi ricordano quelli di Dakota Fanning in Brimstone (con un po’ meno tristezza), che ha le mani curate che sembrano dipinte con acquerelli dalle tinte leggere, che profuma di libertà, pagine e rilegature di libri nuovissimi, che ha una pelle tenera come la quarta di copertina del libro di Neil Gaiman sugli dei nordici, che è lecito e normale che le facesse innamorare tutti i lettori, ma che io avevo il diritto di cantarla in un poema cortese sulla nobiltà di cuore. Ecco, come faccio a dirle tutto questo?

La verità è che mi innamoro troppo spesso ultimamente. Di persone, libri, dischi e immagini dipinte per caso (ma mica tanto) sulle mura di Venezia. Beatrice esiste, è vera, offre gentilmente a tutti i sacchetti di carta per rispettare l’ambiente, si muove agilmente tra gli scaffali, avrà 10 anni meno di me. Sono sicuro che conoscerà i gialli svedesi, i fantasy, i classici francesi e le ultime novità, i saggi sulle mappe di navigazione e le graphic novel, che ora vanno tanto di moda.

Comunque compro il libro di Soriga e altri 2, “per l’estate”, le dico. E lei mi sorride, inserendo un segnalibro che io terrò intonso fino al prossimo acquisto. Poi, sommessamente mi chiede: “Abbiamo la lucina per leggere i libri di notte a 2 euro, la vuoi?”. “Beh, ma non ci serve la lucina a led – pur essendo scontatissima -, basta che raccogliamo un po’ di legna da ardere e riproviamo a passare il Ferragosto qui, tra libri di sociologia e di digital marketing, peschiamo qualcosa nel reparto giocattoli, dove ci sono i pesci e le rane di plastica, leggiamo assieme i libri fantasy che parlano di elfi, Hobbit e draghi da tre teste e poi stiamo vicini, aspettando che i corrieri tornino a consegnare pacchi con le loro vocione e le ascelle pezzate. “Facciamo foresta”, Beatrice. Che altro vuoi fare?”.

Ovviamente questo è quello che avrei voluto dire, in realtà mi sono limitato a sorridere dicendole che sul comodino ho una lampada dell’Ikea che funziona ancora bene. A led, ovviamente, per risparmiare energia e salvaguardare l’ambiente.

Beatrice sorride, un misto di simpatia e cordialità che non fanno altro che renderla più bella e “alla mano”. Sorride e anche io, soppesando il sacchettino amico dell’ambiente, sono contento di averla rivista. Un giorno le dirò tutto, giuro, al mio compleanno manca circa un mese, magari aspetto di diventare ancora un po’ più grande per dirle ciò che provo per lei, la regina dei libri, principessa dei thriller, liberatrice di catene letterarie, la non licenziata, la mia libraia preferita.

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