La tristezza di Lana Del Rey

Ogni estate che arriva mi trova sempre di buon umore mentre metto sul piatto Summertime Sadness di Lana Del Rey. È come un’eterna ricorrenza che mi prende tra la nostalgia e la speranza per il futuro. Non ho mai avuto grandi aspettative in questa stagione, caldo, notti insonni, esami, ma almeno tante letture e tanto tempo per scrivere e immaginare.

Credo che la voce di Lana sia una delle più belle che io abbia mai ascoltato. Ha un potere ammaliante, di una bellezza retrò ma comunque sofisticata e affascinante. Non faccio mistero di avere acquistato tutti i suoi vinili e di vezzeggiarli per come sono stati concepiti, anche da un punto di vista di design, che nelle produzioni musicali, secondo me, ha sempre avuto un’importanza preponderante.

Durante l’estate si parla sempre molto dei tormentoni. Ce ne sono stati tanti, orribili, che hanno preso in ostaggio, obnubilato e travolto le nostre orecchie. Faccio ammenda di ricordarmene pochi senza l’aiuto della tv generalista che ogni anno li propone come patrimonio comune della cultura da salvare.
Sebbene trovi che molti di essi siano un vero insulto all’intelligenza umana, le parole di Summertime Sadness, semplici, scarne ed elementari, hanno un che di poetico assolutamente invidiabile.

Lana canta, nella sua eterea bellezza:

Mi sono messa il vestito rosso stasera,
ho ballato al buio, all’ombra della pallida luce della luna,
Mi sono acconciata i capelli come una vera regina di bellezza,
Ho tolto i tacchi alti, mi sento viva“.

Come a voler eludere il sentimento di tristezza che è racchiuso nell’estate, come una nostalgia che si prova mentre qualcosa sta già accadendo. Sono parole di una forza incredibile.

Baciami forte prima di andare
tristezza estiva
Volevo soltanto che tu sapessi
Che sei la migliore, tesoro

Già, perché è facile farsi prendere dalla nostalgia in stagioni fredde e cupe, quando alla fine è l’estate quella che verrà sempre rimpianta, per tutto il resto dell’anno (o della vita, se vi vanno bene gli affari).

Quest’anno le estati che ho compiuto sono 37. Alcune vissute pericolosamente, altre un po’ meno, con il pratico e regolare via vai tra le montagne il mare, e l’attesa che torni l’autunno per poter respirare di nuovo.

Ora che ci penso, mentre mi sta sorvolando un aeroplano, non avrei mai immaginato che sopra di noi, in estate, ci sarebbero stati ricami di scie chimiche nel cielo, o che sarebbero arrivati congressi in cui alcuni della nostra razza umana avrebbero parlato di terrapiattismo. D’estate eravamo, al pomeriggio, soltanto io e le versioni di latino (i romani credo avessero una concezione del mondo invidiabile), un dizionario di chili e chili di conoscenza e una bibita fresca per brindare alla perifrastica.

E questo ovviamente accadeva mentre al ritorno a scuola, a settembre, l’insegnante di latino mi volesse costantemente vessare con i suoi modi di fare torbidi e inquisitori. Come nella vita, le versioni di latino, a volte dobbiamo farcele andare, quindi ho inventato frasi a caso che però, devo dirlo, stavano benissimo a fianco delle altre. La cosa più bella era proprio prendersi una licenza verbale per cambiare il solito tedioso andirivieni cronachistico romano.

A quei tempi Lana Del Rey era, come me, alle prese con i compiti estivi, e chissà se già pensava che una canzone, come Summertime Sadness, avrebbe contraddistinto un nuovo e inedito modo di interpretare la natura e il proprio rapporto con l’amore universale.

Sento quella tristezza estiva
tristezza estiva, tristezza estiva
sento quella tristezza estiva
Oh, oh, oh, oh, oh“.

La sento risuonare nei passi silenziosi della notte, nel risveglio della natura all’alba di ogni giorno. Tutto intorno vive e respira avendo nostalgia di una notte passata essendo sorvegliata dalle lucciole e dai campi d’erba mietuti, il petricore nelle strade, le foglie verdissime che si salutano al vento, i gatti che dormono 20 ore al giorno, i bambini che si sparano con pistole caricate ad acqua.
Tutto bellissimo. Ma che nostalgia!

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