L’odore del socialismo

Anche a occhi chiusi ormai riconosco il socialismo. Forse è l’odore di benzina mal raffinata, ma appena mi affaccio al portellone dell’aereo che mi ha portato qui, nella capitale dell’Estremo Oriente Sovietico, Da Niigata nel nord del Giappone, so che sono arrivato in uno di quei Paesi dove i poliziotti ti guardano come se tu avessi appena commesso un delitto, dove bisogna fare attenzione a quel che si scrive nella dichiarazione della dogana, dove bisogna pensare che i telefoni sono ascoltati, dove i dollari, unica vera moneta del mondo, specie di quello non capitalista, valgono una certa cifra al cambio ufficiale e non un’altra al mercato nero… Ormai ho fatto l’abitudine. Lo so. Apro gli occhi e tutto il resto segue all’odore del socialismo: la confusione, la sporcizia, le urla, i tubi per terra su cui si inciampa, una pericolante passerella di legno su una fossa aperta e mai richiusa, proprio davanti all’uscita dell’aeroporto e che ora tutti i passeggeri in partenza e in arrivo debbono attraversare.

Terzani T., Buonanotte, signor Lenin, Milano, Longanesi, 1992

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