Dalla parte di Carola

Questo blog si occupa di raccontare ciò che vedo, ascolto e leggo, negli spazi liberi della mia vita. Oggi però mi sento in dovere di parlare un po’ anche di quello che accade in Italia. Non voglio dare la mia versione dei fatti, più che altro mi interessa scrivere cosa ne penso riguardo a particolari argomenti. Su Twitter, ma non solo, il caso della SeaWatch è stato uno dei più dibattuti ultimamente. Vi rimando alle delucidazioni del Post su quanto accaduto.

Alla fine sembra che sia possibile stare in due diverse visioni dell’argomento. Si può pensare che la nave sia da abbattere, che chi la guida sia una “sbruffoncella” (ed insultare con abominevoli parole); e poi si può stare dalla parte di una comandante che non legge le polemiche perché non ha il tempo di farlo, sta cercando di salvare una quarantina di vite ormai allo stremo delle forze e si oppone alla legge civile con quella morale.

Carola Rackete, la “capitana” della Sea Watch 3, dopo aver chiesto a Malta di poter entrare in porto non ha avuto altra scelta, nonostante in molti dicano che sarebbe stato possibile dirottarla altrove. Lampedusa è un porto sicuro, potrebbe garantire sicurezza, sicuramente ristoro, ma il governo italiano sembra voler lasciare al largo la nave senza far sbarcare nessuno, a meno che non ci sia qualcuno con gravi problemi di salute.

La strumentalizzazione in questo caso è unica, si usa la Sea Watch 3 come atto dimostrativo, atto di forza di uno Stato il cui ministro dell’interno non partecipa alle riunioni dei suoi omologhi europei, magari per parlare del superamento del trattato di Dublino, a cui si fa riferimento quando si tratta di prima accoglienza, di porti, di immigrazione, tanto per dire.

Non c’è alcuna discussione sulla parte da difendere, o con cui stare, io sto con Carola Rackete, che purtroppo, oltre ad avere dalla sua il grande errore di salvare vite umane ha anche la terribile colpa di essere ricca e di essere molto istruita. Quest’ultima è una cosa che evidentemente stride con i ragionamenti di Matteo Salvini. Per lui Carola è solo una sbruffoncella in cerca di visibilità. Lui invece non la cerca mai, rifugge i riflettori, vivacchia a spese di uno Stato che gli permette di insultare chiunque e di scampare ai processi.

Questa volta è facile scegliere da che parte stare, tra persone che vorrebbero affondare una nave, tra seriali odiatori al Governo, è molto semplice scegliere di battere la bandiera della Sea Watch, giurare fedeltà alla sua “capitana” e sperare che questo teatrino dell’assurdo abbia presto fine.

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