Il ritorno del re

Sono tante le pagine che portano alla scoperta dell’avventura di Luke. Stephen King riesce ancora una volta a raccontare una storia che ha il potere di affascinare e di sorprendere, capitolo dopo capitolo, ogni lettore, dal più fedele alle esperienze del re letterario del Maine al più reticente e finora attratto da tutt’altro genere di scrittura.

La verità è che King riesce a creare una storia che ha l’unica pretesa di essere vissuta. Possiamo credere o meno nell’esistenza di un “istituto” per bambini prodigiosi. Forse ne abbiamo sentito parlare, forse ce lo potremo persino immaginare. Tanti bambini, cresciuti in stanze asettiche, con l’unico scopo di avere uno strumento per “controllare il mondo”. Bambini con un quoziente intellettivo enorme, con poteri di telecinesi e telepatia che possono essere una riserva di potere nascosto in mano ad una “democrazia”.

Questa volta non siamo di fronte ad un orrore, ma l’orrore è attorno a noi, nell’educazione operata da un governo occidentale, in un esercito di menti fresche portate facilmente alla pazzia nel nome di un relativo controllo.

Luke, assieme ad altri bambini, entra in un istituto dopo essere stato strappato alla propria famiglia. La sua stanza, una volta covo di giochi e appassionanti pomeriggi di letture, è diventata una specie di cella, senza finestre, del tutto simile a quella in cui è cresciuto, senza però avere alcuna libertà, di uscire quanto di ribellarsi. Nell’istituto si farà degli amici, verrà sottoposto a punizioni corporali meglio definite come “test”, subirà le prepotenze di dottori e inservienti dediti ad un lavoro di accrescimento delle potenzialità di ogni “paziente”. E poi penserà a come fuggire.

Nel suo intento avrà l’aiuto dei bambini, di una donna, correrà attraverso stazioni e salirà su treni che lo porteranno lontano sino ad un finale inimmaginabile. La facilità con cui Stephen King ci racconta man mano quello che succede è sorprendente. È come se dopo una prima fase di ambientazione si passasse al susseguirsi di azioni fortuite e talvolta necessariamente ponderate che rendono la scorrevolezza del romanzo sempre più avvincente.  Nonostante il protagonista sia uno, l’azione, il movimento e lo scioglimento della trama sono del tutto esperienze corali che appassionano e fanno conoscere meglio le menti strabilianti dei piccoli ospiti che faranno amicizia con Luke.

L’Istituto parla di libertà, racconta il difficile percorso per ottenerla e il potere dell’ingegno in un mondo di regole, parla di bambini e della loro personale guerra contro i grandi, contro l’asservimento centralizzato a sostegno di un mondo di finta pace.

Sebbene King indugi molto nel descrivere la vita all’interno della struttura che dà il nome al romanzo, riesce poi a creare una storia ricca di suspance che nel finale diventa palpitante e per niente scontata.

Potete iniziare a leggere senza rimanere delusi, fatelo prima che arrivi una serie tv (che è già in fase di realizzazione) a catalizzare l’attenzione del popolo assetato di avventura. Fatelo e non ve ne pentirete.

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