Andrà tutto bene?

Ogni volta che ho riletto questo blog ho pensato a cosa scrivere di nuovo. Difficile. Non ho mai trovato nulla di convincente che mi spingesse ad avere costanza nel farlo. Così ho aggiunto sempre varie cose, racconti, pensieri, sogni. Il problema è che ora tutto è cambiato. Ed è il più grande cambiamento di questa vita, un qualcosa di estremamente piccolo, un virus.

Se mi avessero detto che il mondo si sarebbe fermato per un’epidemia non ci avrei creduto. O meglio, la consideravo come un’ipotesi, forse basata su convinzioni e deduzioni necessariamente soppesate, ma non l’avevo preventivata come un qualcosa che avrebbe potuto toccare proprio me, in questa vita, nel 2020. Un’epidemia.

Così ho pensato di rimettere mano a tutto quello che ho scritto, salvando citazioni e riprendendo da qui. Oggi è il nonmiricordoquale giorno di isolamento, nel quotidiano siamo costretti di parlare di morti, mentre ogni pomeriggio la Asl ci invia il bollettino con chi non ce l’ha fatta e se ne è andato colpito da questo maledetto Covid-19. Ha pure un nome brutto, ma la sua sostanza è ancora peggio. In strada non c’è nessuno, hanno vietato gli spostamenti e siamo tutti costretti a rimanere in casa, salvo comprovate esigenze di sopravvivenza come fare la spesa, acquistare medicinali, recarsi al lavoro (per chi ancora lo ha), scendere il cane, e poco altro. Le vie di comunicazione sono spesso controllate dalle forze dell’ordine e per muoversi è necessario avere con sé una autocertificazione valida. I controlli vengono effettuati con delle mascherine ad una debita distanza di almeno 1 metro. Gli sport sono fermi, Salvini continua a parlare e tutti si chiedono quando torneremo alla normalità.

All’inizio pensavo che ce la saremo cavata presto e con pochi “danni collaterali”, invece questa guerra invisibile sembra non avere una soluzione a breve termine e in molti si sono fatti prendere dal panico. Sostanzialmente è come vivere sospesi in un mondo che non conoscevamo più, fatto di distanze, divieti e mancanza di interazioni sociali. Non sono uno psicologo, ma credo che tutto questo finirà per condizionare abbastanza persone da portare presto ad un’isteria collettiva.

Non ci sono solo cose negative però, il Covid-19 ci ha fatto capire che la solidarietà esiste e non è solamente aiutare a distanza, ma prestare le proprie attenzioni anche al vicino di casa, al parente insopportabile e che in genere senti solo per auguri di Natale. Una solidarietà che ha preso pure campo su larga scala, quando paesi come Cina, Cuba, Venezuela inviano i propri medici e le proprie conoscenze in un paese in crisi come il nostro e ben presto anche come tutti quelli occidentali. Mi chiedo se questa esperienza cambierà il nostro modo di pensare alla vita, e vorrei che in futuro fossimo più coscienti da chiedere a chi fa politica di pensare maggiormente ad una dimensione internazionale della gestione delle problematicità che prima credevamo solo da chiudere all’interno dei propri confini. Ce la faremo? Quello di cui sono certo è che questo è il più grande cambiamento che stiamo affrontando nel nuovo millennio, cambierà tutto, la musica, la letteratura, il cinema, il nostro modo di percepire la prossimità, il nostro essere “animali sociali”.

Oggi ho ripensato a quante volte mi sono trovato in giro a fotografare. Vorrei poter prendere la mia macchina e scattare l’arrivo della primavera. Oppure volare con il drone. Cose che avevo dimenticato di fare e di cui avevo finito per ignorare il divertimento. Come se non bastasse le giornate si stanno allungando e vedere il sole tramontare sulle cime delle Alpi Apuane, immaginando di essere lì, su quella cresta, seduto sulla cima, rende il tutto ancora più irreale. Penso che per andarci, adesso, serve una autocertificazione credibile e veritiera e di certo nessuno può scrivere “vedere il sole tramontare” come discriminante per il proprio viaggio.

Ho appena aperto Facebook e ho letto che oggi in Lombardia sono morte 564 persone per colpa del Covid-19, ormai amichevolmente denominato Coronavirus. Si sta pensando se chiudere ogni attività ed istituire una sorta di coprifuoco. Sappiamo che paralizzare una regione come la Lombardia significa mettere in stato di fermo l’intero Paese, ma questa al momento sembra l’unica soluzione plausibile. Abbiamo capito che di fronte ad un’epidemia si può fermare anche il cerchio del denaro e degli investimenti. I bambini stanno imparando a scrivere sui cartelloni #andràtuttobene ma non possono farlo insieme perché le scuole sono tutte chiuse e si sa, fare le cose assieme agli altri bambini, è una prerogativa della felicità. Forse ci accorgeremo davvero che sarà opportuno mantenere questa leggerezza anche nelle nostre vite da adulti. Credo che vinceremo, passeranno questi giorni, passeranno…

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