Qualcuno si nutre di paura nell’Outsider di Stephen King

Ogni volta che ci si approccia alla lettura di un romanzo di King, si ha come l’impressione di essere catapultati in un mondo alternativo, ma molto verosimile al nostro. Un mondo in cui la paura è una delle emozioni principali da cui né i protagonisti letterari, né i lettori possono sganciarsi.
In questi mesi di lockdown ho avuto modo di recuperare The Outsider, romanzo del 2018 che narra di una brutta storia da cui emergono fortunatamente dei personaggi con cui non è difficile entrare in empatia.
Si parte con un omicidio, ma a Flint City tutti parlano del caso come di un qualcosa di inenarrabile: la violenza e l’uccisione di un bambino in un parco della zona. Ralph Anderson indaga sulla faccenda e assieme ad altri colleghi della polizia ascolta numerosi testimoni. A Flint City si conoscono praticamente tutti e tutti affermano di aver visto Terry Maitland sulla scena del crimine. Tutto sembra essere a suo discapito, non solo i testimoni, ma anche le prove come le impronte digitali, il gruppo saguigno e persino il DNA. Ralph Anderson è talmente sicuro di aver scoperto l’artefice dell’assassinio che organizza un arresto in grande stile, esponendo il caso alla gogna pubblica.
C’è però un problema, Terry Maitland il giorno dell’omicidio non era in città, a confermarlo arrivano altri testimoni, impronte e registrazioni video che mettono il suo arresto in discussione. L’alibi dell’assassino è inoppugnabile, Anderson ha dunque tutto da dimostrare e sembra che l’intera opinione pubblica sia sul punto di voltargli le spalle.

Ok, se vi aspettate un bel thriller ricco di azione, per almeno un po’ di pagine scordatevi di sobbalzare sul divano. Ad avere la meglio sono investigatori, testimonianze, prove che porteranno alla reclusione di Maitland, è un inizio abbastanza poco movimentato – secondo alcuni -, che però tratteggia in modo ordinato il profilo di un assassino sul cui volto non si ha ancora la certezza. Poi fortunatamente arriva il “Re” e prende la sua corona, iniziando a dirigere un’avventura più nelle sue corde e decisamente meno “reale”, ma letterariamente più vicina al suo stile e al tema della paura di cui, ovviamente, è il narratore per eccellenza. The Outsider, come accade nella grande “mitologia” di King, è un essere che si nutre di paura, che tormenta i bambini e che induce gli investigatori all’errore. La sua natura è da ricercarsi nei miti che arrivano dai secoli scorsi e non è un caso che a paventare la sua “mano” dietro quegli atti di violenza sui bambini sia non più Ralph Anderson, personaggio principale delle indagini “legali” sull Outsider, ma Holly Gibney, uno dei personaggi più amati dallo stesso scrittore. Fragile, pensierosa, ma allo stesso tempo disposta a tutto pur di arrivare alla verità, Holly accetta che il soprannaturale possa agire nella vita di tutti i giorni, anche di una cittadina immaginaria e pacifica come Flint City. E le sue ipotesi finiranno con il rivelarsi fondamentali per arrivare alla conclusione della storia, che si rivelerà molto più violenta del previsto e in cui anche coloro che inizialmente erano contrapposti dall’evidenza di prove scientifiche troveranno a dover per forza unire gli animi e gli sforzi per cancellare un personaggio radicato nella storia di una comunità.

Sostanzialmente si ama King per i brividi che riesce a darci. Qui troviamo uno scrittore convinto della propria maestria e anche voglioso di intraprendere qualcosa di nuovo, nell’area del thriller più canonico, salvo poi dover tornare sui propri passi mettendoci, per fortuna, molto della sua esperienza. Una lettura è caldamente consigliata pur restando fermi nella convinzione che i suoi capolavori siano altri – tra cui anche L’Istituto di cui ho parlato qualche mese fa -, ma mettendoci nei panni di uno sceneggiatore, con l’Outsider avremmo un bel po’ da divertirci e infatti alla HBO hanno fatto un ottimo lavoro, portando sulle scene una rappresentazione degna e coerente di una storia ai limiti dell’impossibile.

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