Wonderwall e le scarpe

Il treno che viaggiava verso Paola (Calabria, per intenderci) era un via vai di luci e parole. Da “Wonderwall” alla “cuccetta”, equivalente ad un concistoro di poliglotti, si sentiva l’odore incantevole dei chilometri (dei piedi) dei viaggiatori.

La domanda più ricorrente, dopo una notte insonne ad ascoltare “Learning to fly” dei Pink Floyd, era, appena scesi dalle cuccette: “Ma cosa le abbiamo prese a fare se non abbiamo dormito?“, “Lei dove deve andare?“.

Io dovevo andare a Cosenza.

Dovevo andarci da un anno e qualche mese.

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Senza pace

Ci sono le valli scoscese e i crinali disegnati come linee spezzate e irregolari. Ci sono i rumori di un mondo che non esiste più. E poi ci sono io, con le mie mani, mentre disegno nell’aria storie di oggetti che non uso da secoli. Ci sono i dischi degli Spiritualized, messi in ordine di importanza biografica, come fossero capitoli di una storia che dopo quasi 30 anni ancora non è finita.

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