True Detective 3, ecco perché guardarla (no spoiler)

Onestamente speravo che la terza stagione di True Detective avrebbe ripreso la buona abitudine – presa in prestito dalla prima – di raccontare una vicenda più lineare e meno articolata di quella ambientata nella città di Vinci. Fortunatamente è andata così.

Questa volta lo sceneggiatore Nic Pizzolatto ha optato per una storia apparentemente più semplice, la cui soluzione (se poi esiste veramente) avviene 25 anni dopo l’inizio delle indagini. Continua a leggere

True Detective, considerazioni sulle prime due stagioni (senza spoiler)

True detective è una di quelle serie che partono già con delle premesse che sono molto impegnative e davvero difficili da realizzare. Lo si vede già dalla sigla iniziale (e questo è un tratto comune alle tre stagioni finora uscite, tutte indipendenti tra di loro) che sono un prodotto pensato per un pubblico esigente e ben disposto a perdere parecchio tempo ad immedesimarsi in una storia fuori dall’ordinario. Continua a leggere

Fleabag 2, un capolavoro contemporaneo di inequivocabile sarcasmo

Mi sono detto: “No, dai questa volta inizio a guardare Fleabag senza farmi prendere dalla frenesia, puntata, un po’ di giorni, puntata, un po’ di giorni, puntata, ecc.”. Il problema è che quando Phoebe Waller-Bridge ti guarda dalla sua parte dello schermo, io proprio non riesco a resistere, butto nel cesso il mio proposito da buon visitatore seriale e mi sparo 5 o 6 puntate “di fila” della seconda stagione di Fleabag (su Amazon prime). L’ultima, si dice, speriamo di no, e ora vi spiego perché. Continua a leggere

The Sinner, una grande intrepretazione di Jessica Biel per una serie che è già cult

Vittima di un pomeriggio primaverile, costretto in casa dalla pioggia, ho iniziato a vagabondare tra le offerte di Netflix. Molto spesso è un processo che richiede dai 30 ai 60 minuti. Momenti in cui stai li, col telecomando in mano, incerto su cosa vedere.

In questo girovagare mi è saltata agli occhi l’immagine sfuggente di Jessica Biel, che non rivedevo da parecchio tempo. E così, in un piovoso pomeriggio di maggio ho iniziato a vedere The Sinner, una serie tratta dall’omonimo romanzo della scrittrice tedesca Petra Hammesfahr, di cui, tra l’altro, la Biel è anche produttrice esecutiva. Continua a leggere

Sansa Stark, ode a lei, da principessa a regina di Grande Inverno

Ode a Sansa Stark.
E non perché sia di certo la più bella.
La è.

Ma perché il suo personaggio è cambiato così tanto, caratterialmente e a livello narrativo, da non avere eguali nella storia del Trono di Spade. La sua immagine di fanciulla, viziata da una famiglia per bene, innamorata di uno sbarbatelo ragazzino, un principe biondo è lontana anni luce da quella di una donna che sa di avere in mano un potere, di essere una regina e di averne viste anche troppo (persino un esercito di non morti che la assediano nelle cripte del castello).  Continua a leggere

The OA il grande caos

Ho iniziato a vedere The OA in un momento di vuoto, un momento in cui mi ero preso una pausa dalle serie TV dopo un hangover vissuto abbastanza violentemente. (Sto ancora fermo alla stagione 5 di Game Of Thrones ma devo recuperare in tempo per la nuova). Non ero pronto per qualcosa di epocale, di qualcosa tipo Westworld, tanto per capirci, ma avevo proprio voglia di qualcosa di interessante da vedere. Così, tra le serie iniziate e non finite ho ritrovato OA. Mi piaceva, ammetto che non ricordo per quale motivo non l’avevo portata in fondo, ma era davvero interessante. Continua a leggere

Fleabag, ridere e sopravvivere nella dolceamara serie inglese

Dunque, iniziamo dicendo che Fleabag è una delle serie tv più divertenti degli ultimi anni, forse poco conosciuta, ma di sicuro amata da chi ne ha visto anche solo una puntata. D’altronde si tratta di pochi episodi di breve durata, con la speranza che ci sia anche una seconda, una terza, una quarta, ecc. stagione.

È così divertente che io l’ho vista tutta d’un fiato ma questa è un’altra storia, o forse no, dato che Fleabag è stata presentata in versione integrale durante l’edizione 2016 del Roma Fiction Fest. Si muore dal ridere, sempre accettando l’idea che l’humour è quello prettamente inglese, si ride ma dentro si nascondono le lacrime e i dubbi di una vita tanto normale quanto tragica. Continua a leggere

The Americans: la guerra fredda dei Jennings

Le serie Tv hanno riportato alla luce, nell’immaginazione degli spettatori e nella fantasia degli sceneggiatori, la voglia di raccontare storie di mondi distopici ma anche talmente veri da poter essere considerati a tutti gli effetti geniali. Si parla di cyberspazio, crimine, storia, fantasy e anche, perché no, di fatti realmente accaduti, o quasi.

Una delle serie più acclamate in USA e nel resto del mondo è stata la recente The Americans, attualmente disponibile sulla piattaforma Netflix (c’è la stagione 5, non si sa se rimettono anche le precedenti – e sarebbe meglio!). Come si legge da Wikipedia la serie “ideata da Joe Weisberg, segue le vicende di una coppia di agenti del direttorato sovietico operante all’interno degli Stati Uniti negli anni ottanta, durante la guerra fredda. Ha ricevuto una positiva accoglienza da parte della critica, venendo candidata a importanti riconoscimenti tra cui i premi Emmy, i Saturn Award, i Writers Guild of America Award e i Satellite Award”. Ma non è tutto, considerando che al termine della prima stagione, lo scrittore Stephen King – di certo un veterano esperto in fatto di suspance -, ha definito The Americans come la miglior serie TV del 2013.  Continua a leggere